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Coxartrosi

Patologie

Coxartrosi

L’ artrosi dell’anca è un problema molto comune, sia nelle donne che negli uomini, e non necessariamente incorre in età avanzata: i primi sintomi si possono avere anche intorno ai 45-50 anni. In caso di fattori predisponenti, come la displasia congenita dell’anca, i sintomi possono insorgere anche prima. L’artrosi è un processo lento: non si sviluppa cioè dall’oggi al domani. Si può cominciare ad avvertirlo improvvisamente, senza alcuna avvisaglia, ma se alla radiografia si evidenzia artrosi significa che il problema stava “covando” da mesi o anni. Quando si ha un dolore all’ anca, non è assolutamente automatico che ci sia già un processo artrosico: molto spesso i dolori sono legati a rigidità ed infiammazioni muscolari su base posturale. Il prolungarsi di una situazione di rigidità muscolare forte provoca prima sintomi da usura (infiammazioni) e poi  artrosi. L’artrosi dell’anca va quindi considerata come la conseguenza di un sovraccarico muscolare: a meno di rari casi, non si sviluppa spontaneamente, ma è conseguenza di un sovraccarico sull’articolazione.

Nella prassi medica è decisamente comune fare un distinzione fra artrosi primaria e artrosi secondaria; la prima legata ad alterazioni primitive di tipo metabolico delle cartilagini articolari, la seconda legata a eventi o patologie diverse; tale distinzione è da sempre fonte di discussione fra gli autori in quanto, secondo alcuni, in essa sarebbero palesi diverse aree di incertezza.

 

Quali sono le cause delle artrosi?

 

Le cause dell’artrosi primitiva (che spesso è generalizzata) sono sostanzialmente sconosciute; si ritiene che alle sue origini possa esserci un terreno genetico che predispone alla patologia, tant’è che spesso viene osservata in più soggetti che appartengono allo stesso nucleo familiare.

L’artrosi secondaria riconosce fattori di tipo locale, generale e traumatico. Vengono comprese in questa categoria le artrosi secondarie a malformazioni che colpiscono lo scheletro , scoliosi ,valgismo, varismo ecc.), le artrosi secondarie ad anomalie congenite di tipo articolare (displasie congenite articolari), le artrosi secondarie a patologie di tipo osteoarticolare (osteonecrosi asettica, spondiloartrite ecc.), le artrosi secondarie a patologie metaboliche ed endocrine (acromegalia, diabete, iperparatiroidismo, obesità ecc.), le artrosi secondarie a eventi di tipo traumatico (fratture, emartrosi, idrartrosi ecc.) e le artrosi legate a fattori occupazionali (professioni che costringono a un utilizzo eccessivo di una più articolazioni).

L’artrosi inizia a instaurarsi nel momento in cui, per i più disparati motivi, le cartilagini articolari, ovvero i tessuti la cui funzione è quella di ridurre l’attrito dei capi articolari, non riescono più a resistere in modo adeguato alle sollecitazioni cui vengono sottoposte. La cartilagine articolare è un tessuto costituito da una matrice extracellulare nella quale si trovano delle cellule dette condrociti; il processo fisiopatologico dell’artrosi viene scatenato nel momento in cui l’ambiente in cui vivono i condrociti viene a modificarsi. Con il passare del tempo le ossa si irrigidiscono e perdono la loro elasticità, possono verificarsi microfratture con susseguenti formazioni di calli ossei, ulteriore irrigidimento e altre microfratture. Man mano che l’osso perde elasticità, le sollecitazioni che vengono fatte sulle articolazioni sono ammortizzate dalla sola cartilagine; l’eccessivo sforzo che quest’ultima deve sopportare porta a ulcerazioni e assottigliamento. Man mano che il quadro peggiora si hanno, oltre alle alterazioni ossee e cartilaginee, anche alterazioni sinoviali e capsulari. Possono verificarsi processi infiammatori e, alla lunga, si assiste a una deformazione dei capi articolari.

 

Artrosi: i sintomi
 
L’artrosi riconosce sostanzialmente tre tipi di sintomi: dolore, limitazione funzionale e rigidità delle articolazioni.

L’artrosi è inizialmente caratterizzata da dolori lievi, più frequenti nelle ore che seguono il risveglio e in quelle che precedono il riposo. Il dolore non deriva dall’articolazione (che è priva di terminazioni nervose), ma dall’infiammazione della membrana sinoviale, da stiramenti dei legamenti e della capsula, da microfratture ossee ecc. I sintomi si acuiscono con il progredire della malattia, provocando sofferenza ininterrotta e riduzione o inibizione delle capacità motorie.

La limitazione funzionale è inizialmente dovuta alla volontà del soggetto di evitare il dolore e tale scopo viene raggiunto limitando l’escursione delle articolazioni; in seguito il problema è da attribuirsi anche dall’alterazione stessa dei capi articolari (ossificazione cartilaginea, riduzione dello spazio e del liquido intra-articolare ecc.).

La rigidità delle articolazioni si presenta generalmente al risveglio oppure dopo un prolungato periodo d’immobilità; il problema si attenua dopo breve tempo (30-40 minuti) con l’inizio dei normali movimenti.

 
Trattamento
 

Il trattamento consiste nel compiere una valutazione posturale del paziente per capire se i carichi sono uguali su entrambi gli arti o se vi sono squilibri posturali.

Dal macro si passa al micro, andando a valutare il movimento dell’anca ,del bacino e cercando di capire da dove provengono le tensioni miofasciali che limitano il movimento. L’anca può subire influenze tensive da parte del piede, ginocchio, rachide lombare e visceri ,per questo la storia clinica del paziente sarà molto importante per impostare un trattamento che si baserà su :

 

  • un riequilibrio posturale, per ottenere la giusta distribuzione di peso sugli arti e le giuste lunghezze muscolari
  • tecniche di terapia manuale per sbloccare e ridurre il dolore sull’anca
  • manipolazione del tessuto fasciale per ridurre il dolore e le tensioni miofasciali che arrivano sull’articolazione coxofemorale
  • manipolazione viscerale per eliminare le tensioni degli organi interni che possono influenzare il movimento e la sintomatologia dell’anca
  • insegnare al paziente esercizi che può eseguire da solo per il mantenimento dei risultati ottenuti

 

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